
ROVERETO - Futurismo italiano e non più italiano. Perché in fondo tutte le strade sembrano portare al futurismo. Da Parigi a Berlino, da Mosca a Roma, e di qui fino a New York. Partenze, avventure, traguardi di un viaggio ideale transeuropeo e transoceanico che avrebbe compiuto questo movimento artistico e poetico d'avanguardia guidato e fomentato da Filippo Tommaso Marinetti di cui quest'anno ricorre il primo centenario dalla fondazione, da quel famigerato 20 febbraio del 1909 che vide la pubblicazione del suo manifesto rivoluzionario e dissacratorio in francese su Le Figaro, in cui il guru Marinetti squarciava con una furia estetica e lessicale la culla della tradizione figurativa.
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